Che rabbia! di Mireille d’Allancé è un albo che ha fatto molto discutere: da un lato bambini e genitori lo adorano (e la loro opinione vale più di mille libri di pedagogia, a mio avviso), dall’altra psicologi, educatori, esperti hanno fatto un salto sulla sedia.

Che rabbia!

Perché? Semplice: i protagonisti dell’albo sono Roberto, un bambino come tanti, e la Rabbia, una sagoma rossa enorme, a tratti fuori controllo. No, non è la rabbia rossa a far saltare i vari esperti dell’infanzia, e il fatto che nasca da Roberto, dalla sua bocca come un vomito rosso, per diventare una cosa grossa, enorme e informe è un aspetto della storia che sembra affascinare i più. E, ancora, non è in discussione il fatto che Roberto inizialmente fatichi a controllarla. No, il problema è il come Roberto controlla la sua Rabbia: inizialmente la contrasta e questa diventa sempre più piccola. La definisce stupida! Così da far diminuire le sue dimensioni. Poi la chiude in una scatola.

Forza, su, dentro nella scatola.
E non muoverti più.

Alcune considerazioni

Se avete anche solo un interesse verso la psicologia sapete bene che reprimere le emozioni è l’azione più sconsigliata in assoluto. Le emozioni si comprendono, si cercano di gestire, si conoscono, si accettano, ma non si reprimo, mai. Altrimenti poi tornano, devastanti, sempre più incomprensibili, più forti e audaci.

I bambini faticano a gestire la loro rabbia, è ovvio e normale, così come la gelosia, la tristezza, tutto ciò fa parte della crescita: capire e gestire le emozioni è difficilissimo per un adulto, figuriamoci a tre anni.

L’albo in questione suggerisce una soluzione che piace: chiudere la rabbia in una scatola. Reprimere le emozioni. Questa la critica.

In realtà un «ma» personalissimo lo devo scriver: la rabbia in questione non viene subito chiusa in una scatola. Viene prima affrontata, rimpicciolita, modellata, osservata, compresa e solo in un secondo momento, quando diventa piccola il bambino la chiude dentro la scatola.

In conclusione

Quindi, non parlerei subito di reprimere le emozioni: il bambino fa un percorso notevole prima di sbarazzarsi della rabbia, che sicuramente tornerà, ma magari in futuro il bambino non le permetterà di fare i danni che vediamo nell’albo.

Inoltre, il bambino impara a gestire la sua rabbia in autonomia: scusatemi, ma quanti adulti lo sanno fare?

Quindi, personalmente lo trovo un bell’albo, i disegni mi piacciono e la rabbia che da mostro rimpicciolisce mi pare un’idea geniale.

Avatar Anna Fogarolo

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