Possiamo raccontare la terribile realtà dei campi di concentramento nazisti ai bambini? Possiamo raccontare cosa accadde allora senza andare a forzare in maniera indelebile la loro fantasia? O dovremmo tacere? Aspettare che crescano e proteggerli da tali terribili fatti? Renderli ignoranti – nel senso che ignorano – per amore?
Io credo sia giusto raccontare la verità ai bambini, per questo motivo ho apprezzato molto Il ciliegio di Isaac di Lorenza Farina con illustrazioni di Anna Pedron in libreria per le Edizioni Paoline. Un albo difficile, come difficile è la storia che vuole raccontare, ma contemporaneamente colmo di verità e amore.

Il ciliegio di Isaac
Ho dimenticato chi mi rasò i capelli, chi mi fece indossare una casacca a righe, sporca e logora, troppo grande per proteggermi dal freddo. Qualcuno marchiò con l’inchiostro blu un numero sul mio braccio proteso. Mi ero così chiuso in me stesso che non sentii le punture del tatuaggio e le urla dei soldati.
Isaac è un bambino, deportato in un campo di concentramento. È solo, spaventato, ha freddo, come freddo sentiamo noi nel leggere e ammirare le tavole che accompagnano il racconto. Ma per fortuna anche in luoghi tanto miserabili esistono persone capaci di amare. Così Isaac incontra Rasìm, uno zingaro, che mettendo in pericolo la sua vita lo aiuta, lo nutre, lo protegge.
Credo sia giusto raccontare queste storie ai bambini. Hanno il diritto di sapere, nostro compito è rendere quel passato meno violento e forse più accettabile ai loro occhi. Ci sono riuscite Lorenza Farina e Anna Pedron: da parole dense ma mai scontate fino a disegni volutamente freddi ma contemporaneamente ricchi di speranza.
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